Che problema hanno i parrucchieri?

Dite la verità: quante volte vi siete guardate allo specchio e avete pensato di avere bisogno di un cambiamento drastico di capelli? Succede a tutte almeno una volta nella vita.

Quando finisce un amore, ad esempio, pensiamo che un nuovo taglio possa essere l’inizio della svolta della nostra vita, arriva l’estate e schiariamo i capelli, nasce un figlio e li accorciamo. Oggi piove, sai che c’è, fammi andare dal parrucchiere! Siamo così, sempre in evoluzione, alla ricerca di un cambiamento che dall’esterno rappresenti il nostro interno.
Ed eccoci allo spinoso nocciolo della questione:

che problema hanno i parrucchieri di oggi?

Perché quando eravamo piccole e nostra madre diceva: “taglia!” ci ritrovavamo in testa un casco di banane alla Nino D’Angelo, mentre oggi, che abbiamo piena facoltà di intendere e di volere, dopo aver studiato tutti i tagli dell’ultima moda, entriamo nel salone di bellezza per uscirne sempre come decidono loro?  Te li ritrovi alle spalle con la linguetta di fuori in piena concentrazione, prendono le misure con le loro forbici magiche neanche dovessero costruire un monumento e poi, con una misera ciocca di capelli in mano, ti fanno: “levo solo questi che sono rovinati”.

Cioè, fammi capire bene. Stamattina mi sono svegliata e non ero più io, ma Regan dell’Esorcista. Sono venuta qui perché solo tu, parrucchiera amica mia,  potevi sistemare il disastro dei miei capelli e anche un po’ della mia mente.

Dopo aver pazientemente aspettato per ore sul divanetto (che ce lo danno a fare l’appuntamento?) e aver studiato tutto il gossip dell’ultimo mese, dopo aver subito l’esame di quello specchio odioso che non perdona e che ti risbatte in faccia anche i peli che ancora devono uscire, vorremmo quantomeno che qualcuno notasse che siamo state dal parrucchiere. Anche se tornare a casa e sperare nella faccia sorpresa ed entusiasta del nostro compagno sarebbe come toccare la luna…

Se ci pensiamo bene è paradossale, se chiedessimo “giusto un’accorciatina delle punte” avremmo visto volare ciocche di capelli come nella nevicata a Roma del 2012.  Allora ditelo che ce lo fate apposta! Che proprio non ci capiamo! Eppure dovreste essere come i baristi, servire il cliente e ascoltare dovrebbe essere la vostra missione. Su quella poltrona ci sentiamo tutte libere di raccontare la nostra vita come fosse quella di uno psicologo, accettiamo consigli e sgridate, siamo come in una bolla in cui ci è concesso finalmente di lasciarci andare. Poi, però, arriviamo al momento clou e…

cara parrucchiera, che fine ha fatto la nostra empatia?

Non appena si entra nel merito della questione diventate improvvisamente delle professorine e ci spiegate con tono esperto che il colore da noi scelto ormai è superato, ora va il bronde, il camouflage, il degradè, lo shatush.  Il taglio poi, non ne parliamo neanche. Davvero abbiamo osato chiedere uno scalato quando c’è il Bob, il Lob e il Pixie?! Annuiamo imbambolate, facciamo finta di capire e dentro di noi speriamo che comunque vada ne esca qualcosa di decente. Ci guardiamo intorno alla ricerca di aiuto e ci scopriamo tutte sulla stessa barca, tutte conquistate da quegli strambi termini tecnici, tutte intente a fingere e…pregare. Alla fine, perse, diciamo semplicemente: “Fai tu!” ed è lì che siamo fregate! Tutto quello che abbiamo deciso, il nostro cambiamento, l’evoluzione, la risolutezza…diciamogli anche addio, goodbye, sayonara.

Tiriamo un bel respiro, in fondo è bello che qualcuno si prenda cura di noi e scelga per il nostro meglio. Cerchiamo di rilassarci e dopo ore passate a giocare con i nostri capelli, arrivata quasi l’ora di chiusura del negozio, stremate come se avessimo zappato la terra, ci fanno mettere a testa all’ingiù e…rullo di tamburi… ci svelano finalmente il loro capolavoro. Pua Pua Pua…delusione! Non siamo affatto come ci eravamo ripromesse di apparire. Non assomigliamo a nessuna delle foto delle celebrity che avevamo portato con noi, ma soprattutto, siamo quasi identiche a come eravamo entrate.

Voce interiore: Avevo detto corto! avevo detto scalato!

Io sono la donna moderna, quella che cambia, quella in movimento, quella che non ha paura, quella che sperimenta. Ero pronta a tutto pur di cambiare, ne avevo bisogno per ristabilire il mio equilibrio interiore. Questo non era un semplice taglio, non era una banalissima tinta,  era la mia evoluzione, ero IO 2.0. Forte, determinata, risoluta!

Invece sono ancora  io, la donna di sempre, quella di ieri, di oggi e di domani, una piega ben fatta e i capelli lucenti, un centimetro in meno e le punte leggermente schiarite.  

Ma pensandoci bene è rassicurante, sapere di poterci affidare a qualcuno che vede oltre, che ci fa lasciare tutto così com’è, che ci salva dai danni alla nostra immagine. Ci fa stare bene che qualcuno pensi che non abbiamo bisogno del 2.0, perché, in fondo, la prima versione di noi stesse non è poi così male. Ci guardiamo allo specchio ed eccolo lì il cambiamento che cercavamo, quello più grande di tutti, quello che neanche un paio di forbici avrebbero potuto fare: ci siamo accettate così come siamo, non è poco, non è da tutti!

Grazie, amica parrucchiera. Anche stavolta hai dimostrato di essere al mio fianco nel momento del bisogno, di sapermi capire e consigliare.

Parrucchiera: «sono 100 euro, tondi tondi.» (grande sorriso finto come le barbie)

Voce Interiore: «eh?!» (urlo di Munch)

Io: paresi facciale mentre porgo il bancomat…

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