Il miracolo dell’amicizia

C’era una volta un enorme palazzo arancione…No, niente castelli, principi, principesse o draghi. Solo una facciata piena di crepe, una scalinata fatiscente e un immenso atrio che conduceva a delle stanzette con la porta verde.

Tutta la gioventù della zona si era radunata lì di buon’ora per affrontare il terribile primo giorno delle scuole superiori. Nuove materie, nuovi professori, nuovi compagni. Nessuna di noi avrebbe immaginato che, proprio lì, in quella scuola un po’ sgarrupata, sarebbe nata un’amicizia lunga vent’anni. La nostra aula, tra studi e risate, ha visto la fedeltà di due compagne di banco, quel tacito accordo a ritrovarsi ogni anno. Nei corridoi della scuola riecheggiano ancora le risate di due ragazze more che, all’ennesima domanda: “siete sorelle?”, si guardavano divertite cercando una vaga somiglianza che non c’era, anche se in fondo, un po’ sorelle ci si sentivano per davvero. E poi c’era la ragazza seria e studiosa, a cui non si poteva proprio non voler bene. Ecco le noi del passato: adolescenti piene di emozioni, sorrisi e ormoni, zaini carichi di libri, diari zeppi di speranza e sogni ad occhi aperti.

Da allora sono passati anni, amori, risate e pianti. Abbiamo litigato e ci siamo riavvicinate, ci siamo sgridate, consolate e molto spesso prese in giro. Noi durante la gita a Praga, insieme nel lettone, noi e i suggerimenti alle interrogazioni, noi alle feste sempre un po’ in disparte, noi alla maturità, la paura e l’euforia della fine di un’epoca.

Vent’anni dopo sempre noi. Siamo l’una la memoria dell’altra. Ancora insieme per ridere, piangere, discutere, ascoltare e consolarci a vicenda. Ci consigliamo e ci confrontiamo su tutto, ma ormai abbiamo capito che non dobbiamo prendercela se alla fine facciamo di testa nostra. Perché non è importante il consiglio in sé, quanto la presenza e l’ascolto paziente. A volte ci rimproveriamo e, sempre più spesso, ci sfottiamo, perché più vecchie e più sagge, abbiamo scelto di non prenderci sul serio.

E vissero felici e contenti.

Magari! Mica facile fare i conti con la vita. La casa, il lavoro, i compagni, i figli, i problemi…a trovarlo il tempo per vedere le amiche. Erano belli i tempi del liceo quando l’unico pensiero era sbrigarsi a studiare per stare fra di noi a fare qualunque cosa, anche la più scema, ma insieme.

Dopo vent’anni, però, l’abbiamo imparato bene. Il senso dell’amicizia non ha niente a che vedere con quello che dice il dizionario.

Amicìzia s. f. [dal lat. amicitia, der. di amicus «amico»]. – Vivo e scambievole affetto fra due o più persone, ispirato in genere da affinità di sentimenti e da reciproca stima.

Si certo, non è sbagliato, ma è anche molto, molto di più. Trovare un amico è un piccolo miracolo, è una specie di selezione naturale per cui solo poche persone sono destinate ad accompagnarsi per sempre.

Immaginate un cielo notturno. Le stelle cadenti sono così affascinanti e suggestive, ma dopo un breve percorso cadono scomparendo nel nulla. Ecco, quelle sono le relazioni che passano, quelle circostanziali, che sembrano così necessarie in alcune fasi della vita. Noi le chiamiamo meteore.

L’Amicizia vera invece è il Grande Carro. Ben visibile e fisso nel cielo, con i suoi puntini splendenti sempre lì, tutte le sere. Non cade mai, non ci abbandona, come l’amicizia vera. Quella che a volte sottovalutiamo, ma che c’è anche quando ci giriamo a guardare l’affascinante viaggio delle stelle cadenti.

Amicizia è un incastro imperfetto di caratteri diversi che si trovano e si completano.

Amicizia è supportare l’altro, è esserci anche quando non ci si è.

Amicizia è conoscersi nel profondo.

Amicizia è fiducia incondizionata, è raccontare tutto senza paura di essere giudicati.

Da un amico ci aspettiamo gioia e comprensione, una spalla su cui piangere, piena fedeltà e sincerità. Ecco perché, quando ne rimaniamo delusi, è una doccia gelata che ci ghiaccia le ossa. Quando nasce un amore sappiamo che dovremo mettere in conto delusioni, tradimento, sofferenza perché fanno parte del gioco. Siamo aperti alla felicità, ma anche pronti ad affrontare i momenti bui e quel bivio che ne deriva: lottare o lasciar andare. Se invece è un amico a tradirci è una spremuta al cuore, un taglietto minuscolo, ma profondo, che sembra non smetta mai di sanguinare.

Amicizia siamo noi, quattro ragazze – lasciatecelo credere ancora un po’ – quattro vite, quattro modi diversi di pensare, un solo modo di volersi bene.

 

«Verae amicitiae sempiternae sunt». Cicerone

 

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