Mamma torna a lavoro!

A lavoro mi riposo!

 

Lo dirai anche tu, ma non adesso. Manchi da un anno e mezzo e l’ultima cosa che vorresti fare adesso è tornare.

Se ci pensi bene, però, non è proprio così. Sei in un limbo, da una parte non vedi l’ora di ricominciare e riprenderti la tua vita, dall’altra pensi di essere cambiata troppo per tornare alle vecchie abitudini. Sai bene che troverai il giusto equilibrio tra la nuova e la vecchia te, creandone una versione aggiornata e migliorata, ma qualunque compromesso, al momento, ti sembra inaccettabile.

Non ti spaventa la fatica, sei abituata a non dormire la notte, a fare ogni cosa con una mano sola, a portare buste della spesa spingendo il passeggino e a incollarti due bambini addormentati contemporaneamente. Non è un problema fare magazzino, le pulizie o qualunque compito ti assegnino. Il tuo problema è la concentrazione, è l’intreccio emotivo che ti si scatena dentro e che non sai spiegare. Ecco, è una questione del tutto interiore.

Arriverai puntuale e, dopo pochi minuti, ti domanderai: ma che ci faccio qui? I tuoi bambini sono a scuola, felici e non pensano a te, ma tu non lo sai e nel cuore scenderà una lacrima al pensiero che stai perdendo qualche ora della loro vita. Ti precipiterai a casa e, se saranno addormentati, ti incanterai a guardarli sentendoti in colpa, dimenticando anche di mangiare. Cosa che non disdegnerai perchè, ora che hai ricominciato a lavorare, devi proprio buttarli giù quei dieci chili che non ti fanno sentire bene!

Le tue colleghe per te si divideranno in due gruppi: quelle con i figli e quelle senza. Dalle prime ti aspetterai una comprensione che non ci sarà. Ti guarderanno e penseranno: quante storie! Dimenticando che qualche anno fa, loro erano nella tua stessa situazione. Sono andate avanti, non sono cattive, semplicemente non ricordano che prima di essere lavoratrici instancabili e mamme stanche, anche loro sono state il “rientro dalla maternità”, quasi fosse un caso umano. Da quelle senza figli, invece, non ti aspetti granchè. Sarebbe impossibile per loro capire il tuo tormento interiore, e infatti è così. Sono quelle che ti sorridono mentre passi un’ora a fargli vedere le foto dei tuoi figli e poi, quando si voltano, alzano gli occhi al cielo sperando che questa fase ti passi presto. Un giorno, forse, saranno mamme anche loro e capiranno, ma  allora, la “cattiva” sarai tu. Loro sono quelle che penseranno che, visto che sei stata in ferie per un anno e mezzo, sei abbastanza riposata da svolgere tutte le mansioni che loro possono finalmente delegare, sei l’ultima arrivata, non importa se fai il tuo lavoro da anni. In ferie, sì, hai capito bene.

Perché non hanno idea di come hai passato le tue giornate. Non sanno cosa significa alzarsi con la nausea, dormire con il mal di schiena, convivere con il bruciore di stomaco. Non conoscono i dolori del parto e ignorano che fa più male quello che viene dopo, che il dolore fisico. Non credono nella depressione post-parto, in fondo: lo volevi un figlio no?! Di che ti lamenti? Non capiscono che, invece,  anche se ti è durata poche settimane, è stato uno dei momenti più bui della tua vita. Ma come fai a spiegare che c’erano istanti in cui ti sentivi in colpa anche per essere triste? Solo chi ha un figlio e ha sfiorato quello che chiamano il baby-blues, sa che c’è un momento preciso in cui non comandi più le tue emozioni. Ti sforzi di essere felice, pensi in maniera razionale che va tutto bene, dentro di te sai che dovresti solo essere allegra e goderti i tuoi bambini, ma non è così: piangi per niente, un piccolo dolore diventa un buco nero senza uscita, ti senti sola e abbandonata.

Poi all’improvviso, passa!

Come passano le notti insonni, l’allattamento doloroso, la gelosia del figlio maggiore, le preoccupazioni per uno starnuto. Questo è il mondo delle mamme, lo capisci solo se ci abiti. E una volta che ci sei dentro ti senti inbattibile. Hai vinto la guerra, quella vera, quella con la parte più nascosta del tuo essere e sei risorta, più forte, più combattiva, più decisa.

Non hai paura di andare a lavoro, quello è un sentimento che hai imparato a gestire bene. Ti pesa farlo.

Come uscirne, quindi?

  • Respira
  • Pensa che tutto passa e a tutto ci si abitua. Siamo nati per adattarci all’ambiente e alla società.
  • Fai un respiro profondo e prendi un buon caffè prima di entrare, rilassati.
  • Saluta le tue colleghe con affetto e non ammorbarle con cose che non le interessano. Tu hai partorito, tu hai dei figli, tu sei la mamma che ritorna a lavoro, loro, vogliono solo terminare il turno e tornarsene a casa.
  • Mantieni un profilo basso ascoltando quello che hanno da insegnarti, perché accettalo, sei l’ultima arrivata, le cose sono cambiate e tu non sei al passo. Ti aggiornerai, ma per ora, apprendi quello che non sai.
  • Sii umile.
  • Non guardare l’orologio ogni minuto, finirà e te ne andrai. Non sei in gabbia, nessuno ti costringe a rimanere, nessuno ti impedirà di tornare a casa.
  • Pensa che i tuoi figli stanno bene, hai una famiglia meravigliosa e qualunque ora farai, ti aspetteranno per abbracciarti forte.
  • Ricordati che un giorno, anche tu sarai una mamma stanca ed esaurita. Quel luogo sarà il tuo sfogo, il tuo rifugio, la tua ancora di salvezza dalla pazzia domestica. Perciò, tieniti stretto il tuo lavoro, non è solo la tua fonte di guadagno, ma il punto di partenza per la tua rinascita. Eri solo una donna, sei stata solo una mamma, ora, sei la  DONNA-MAMMA e, quando ti guarderai indietro, capirai che, in questo giorno, è iniziata la tua nuova vita!

 

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