…Poi la terra ha tremato

Sono una donna fortunata, perché ho ricordi da vendere.

Sono fortunata perché sono cresciuta tra l’erba, gli animali, l’odore dei camini. Ho attraversato strade di montagna con erba alta senza chiedermi quale animale potesse rifugiarsi lì. Ho passato le mie estati guardando le macchie nere delle mucche e ascoltando lo scampanellio delle campane appese al collo delle pecore.

Sono fortunata perché partivo ad Agosto e ritornavo a Settembre. Rigorosamente dopo la prima settimana perché la festa del patrono del paese non si salta.

Sono fortunata perché da piccola ho fatto la “vaccara”. Dotata di un sottilissimo bastoncino che non avrebbe scacciato neanche una mosca, me ne andavo spavalda e fiera dietro al gregge di mucche di mia zia accompagnandole al pascolo e poi, la sera, alla stalla, dove ci attendevano maiali, galline, cani e gatti.

Sono fortunata perché, da piccola, in quei posti, quando non mi comportavo come dovevo, la frase era sempre la stessa: se ti prendo ti cucino al forno con le patate. Un po’ rudi le persone di montagna, ma sempre efficaci nelle loro rappresentazioni. E si, sono fortunata ad aver avuto il terrore di quell’enorme fornace in cui mi vedevo girare contornata da patate condite con olio, sale e rosmarino. Ma, oggi che sono mamma, quella frase che è il mio retaggio e che fa tanto ridere mio figlio, mi riporta a ricordi felici e per nulla terrificanti.

Sono fortunata perché ho visto le stelle. Quelle vere. Non queste sporadiche lucette che osserviamo di sfuggita tra i palazzi di città. Ho visto un cielo che senza luci artificiali è in grado di illuminare un prato intero. Le ho viste cadere nella notte di San Lorenzo, quando, sdraiata al campo sportivo non dovevo far altro che esprimere un desiderio o, a volte, semplicemente ringraziare di averlo accanto in quel momento. Ho scovato i contorni della luna immaginandone il volto, a volte rideva a volte no, rispecchiando perfettamente i miei tormenti adolescenziali.

Sono fortunata perché ho camminato da un paese all’altro, al buio completo, quando ancora nessuno aveva il cellulare. Ho inseguito voci, mani e passi, solo per arrivare al jukebox, ascoltare le solite tre canzoni e tornare indietro.

Sono fortunata perché per quel semplice percorso passavo ore davanti allo specchio come se la meta fosse il locale più in voga e forse lo era davvero. Mi vestivo bene, sistemavo i capelli e mi caricavo di aspettative, per poi tornare a casa con una felpa gigante e brividi del cuore.

Sono fortunata perché ho immaginato di trascorrere tutta la mia vita tra quei monti, per poi “abbandonarli” scegliendo il mare. Sono fortunata perché, più grande e un po’ più saggia, ho saputo riapprezzare la bellezza del mio paese sentendomi perdonata per quel piccolo distacco.

Sono fortunata perché ho avuto modo di far conoscere a mio figlio i luoghi della mia infanzia e riscoprirvi il mio stesso sorriso. L’emozione, la scoperta, la gioia. Mi sono svegliata mentre faceva la guerra con mio marito sul lettone, il cane che ci osservava, una mano sulla pancia dove una nuova vita si formava e ho pensato che, si, quella è la felicità.

Io sono fortunata.

…Poi la terra ha tremato.

Il letto si è mosso svegliandomi allarmata, la corsa sul balcone, la televisione che trasmetteva i suoi programmi consueti. Poi un nuovo tremito e la paura. I telegiornali hanno invaso lo schermo, ognuno diceva la sua. Arquata del Tronto, Norcia, Accumoli. Troppo vicino a quelle zone che conosco bene. Il fiato sospeso, rannicchiata sul divano nella mia città, il cuore che correva veloce, troppo. Poi una frase, una sola, e tutto il vuoto intorno a me.

Amatrice non c’è più!

Gabriele con le carote all’asinello Pippo, il dondolo di casa mia, i libri letti sotto l’abete argentato, la piadina della sera prima, il profumo della carne alla brace, i musicisti che invadevano il corso.

Amatrice non c’è più!

Ero lì ieri, tra le montagne, gli animali, le strade, i prati, il campanile, la chiesa, il supermercato, il parco giochi, il bar, il giornalaio…le persone.

Amatrice non c’è più!

Risuonava nella mia testa sempre la stessa frase mentre le lacrime scendevano senza controllo. Il primo calcio di mia figlia nella pancia come a dire: Mamma non piangere, sto bene. Stiamo bene!

Si, eppure, qualcosa si è rotto.

142 secondi e quello che davo per scontato non c’era più.

La terra ha tremato. Ha portato paura, ha portato grida, ha portato crolli. Ma ha lasciato il cuore, l’amore, la forza!

Bambina mia, non vedrai mai quello che tuo fratello ha avuto la fortuna di intravedere. Forse non saprai mai quanto è bello passeggiare per il corso di Amatrice, fare la fila dal fornaio e mangiare il pane caldo e le pizzette fritte ancora prima di portarli a casa. Non guarderai più le stelle sdraiata al campo sportivo, non andrai mai di notte da un paese all’altro, non aspetterai la comitiva davanti alla chiesa.

Tu capirai subito che la vita è labile, che i palazzi cadono e la natura comanda. Conoscerai le casette di legno che invaderanno i prati, l’area food, il centro commerciale. Ti sembrerà normale e ti chiederai cosa mai io ci abbia trovato di tanto speciale.

Poi guarderai i monti, il cielo, le stelle. Vedrai la forza delle persone, la vera gioia di vivere e attraverso i miei ricordi rivivrai quello che io ho vissuto.

Perché si, la terra può tremare, ma i cuori no, i palazzi possono crollare, ma le montagne rimarranno immobili, le persone posso morire, ma il loro passaggio rimarrà vivo per sempre.

La terra ha tremato e forse tremerà ancora, ma i ricordi, quelli no, non tremano mai!

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