Cara mamma,

Immagina di avere mille cose da dire, ma non saper parlare. Come ti sentiresti?

Immagina di voler correre insieme agli altri, ma non saper camminare. Come ti sentiresti?

Immagina di voler mangiare cose da grandi, ma non avere i denti. Come ti sentiresti?

Ecco, questa è la mia condizione a dieci mesi.

Frustrazione, ansia, voglia di crescere in fretta.

Ora mi chiedo: perché non nasciamo già in grado di poter fare tutte queste cose?

Ti lamenti perché non dormo. Sfido io, guarda quanto ho da fare, da dire, e nessuno che capisca il perché di tanto nervosismo.

Parliamoci chiaro. Avere dieci mesi non è semplice. Ci sono un mare di cose che vorresti fare, ma i tuoi limiti fisici ti impongono di rimanere in panchina. Quindi oggi ho deciso di spiegarti le cose fondamentali che devi sapere, meglio tardi che mai.

 

Parlare.  

Non è semplice con voi adulti, davvero. Ancora non avete capito che noi siamo come i computer, viaggiamo su un sistema binario elementare che, se impari a comprendere, non puoi sbagliare. La matematica non è un’opinione in fondo, no?!

Io sono una chiacchierona, lo ammetto, ma è perché, da bambina esigente quale sono, ho molto da chiedere. Spesso vorrei spiegare le mie necessità in maniera limpida e chiara. Invece mi ritrovo a balbettare ta-ta-ta e ba-ba-ba, e quello che è peggio è che, mentre mi  arrabbio perché vorrei essere ascoltata, l’adulto che ho davanti regredisce di colpo iniziando a sorridermi e riproducendo quei versetti scemi che poco prima uscivano dalla mia bocca. Inutile sperare che in quelle sillabe senza senso abbia colto l’essenza della mia domanda.

Che carina che è! Cucciola di casa! Ma che vuoi dire?

Eh, sapessi cosa vorrei dire ora.

Partiamo dalle basi. Le mie necessità sono tre:

  • mangiare,
  • dormire,
  • bisogni fisiologici.

Non serve a nulla che ti scervelli perché pensi che io voglia ragionare insieme a te sui massimi sistemi dell’universo. Avrò tempo per riempire la tua testa di idee e nozioni strampalate che assimilerò nel corso della vita.

Al momento voglio solo essere nutrita, cambiata e cullata, quindi smettila di fare versi strani e mettiti all’opera.

 

Camminare. 

Girello sì, girello no!

Ma si, si e ancora si.

Dammi qualunque cosa mi consenta di arrivare da un lato all’altro della casa, con il quale possa afferrare oggetti e mettermeli in bocca. Non me ne importa nulla se quando inizierò a camminare starò sulle punte e sembrerò una ballerina, tanto lo sappiamo tutti che il corso di danza, almeno per un anno, non me lo leva nessuno.

Ok, hai deciso che è ora di toglierlo di mezzo, lo capisco, davvero. Ma lasciami libera. Non rinchiudermi nel box, che, per quanto pieno zeppo di cose interessanti e giochi divertenti, non mi permette di arrivare da nessuna parte.

Certo è vero, da quando ho imparato a gattonare, riconosco che per starmi dietro ci vogliono mille occhi. Ormai vado da una parte all’altra in maniera così veloce che neanche il cane riesce più a sfuggirmi. Ma non so ancora camminare e questo è un grande limite, che posso colmare solo con la libertà.

Lasciami esplorare, non ti preoccupare se mi alzo in piedi tenendomi solo con una mano e mi rimetto seduta in modo poco delicato, quelli sono i miei esperimenti. Non vivere d’ansia, lasciami respirare e non starmi sempre addosso.

Non sai che se un bambino non cade non imparerà mai a camminare da solo?!

Certo, magari, stai attenta alla testa, non si sa mai, ancora sono instabile, anche se sembra che io mi muova con una certa decisione.

Bla, bla, bla, per terra non è igienico. Sì, come no. Ma sai a me quanto me ne importa. Tu non hai idea di quello che faccio a scuola: mi ciuccio i ciucci smocciolati dei miei amici, mi immergo nelle palline colorate e me le lecco tutte (e non sono la sola a farlo), mi ruzzolo ovunque fregandomene del calzino e del pantalone bianco appena lavato. E ora, ti fai il problema dell’igiene in casa? Non ti nascondere dietro a una dito mamma, o chi per te, alla storia delle pulizie non ci crede più nessuno. Quindi, lascia che io me ne vada in giro, ovunque capiti.

Mangiare.

Ti faccio solo una domanda: tu l’hai assaggiato?

Il mio pasto, pranzo o cena è indifferente, è così composto:

  • brodo vegetale con un miscuglio di verdure, quello che c’è, c’è,
  • carne lessa cotta nel brodo e poi tritata insieme a quello che è rimasto delle verdure,
  • pastina per bambini, piccola, talmente piccola che quasi si perde in bocca e, comunque, potrei anche evitare di masticarla,
  • un filo d’olio,
  • niente formaggio per me visto che non mi piace, ma ci andrebbe.

Ora, io chiedo solo una cosa: è giusto secondo te che io debba mangiare queste cose mentre mio fratello va come un treno con il prosciutto cotto, i bastoncini, la pasta con vari condimenti e un sacco di altre cose deliziose?!

No, io non l’accetto, per cui ho stabilito, da ieri sera, che assaggerò ogni cosa che verrà messa a tavola.

Basta con queste cose insipide, ormai credo di poter mangiare tutto. So masticare, mi so gestire il cibo in bocca, ma soprattutto: HO FAME!

Certo, il fatto di non avere i denti mi penalizza, hai paura a darmi pezzi troppo grandi, e, credimi, lo capisco, anche se sono certa di potercela fare. Ogni pasto durerà un’eternità perché la quantità che voglio ingerire è molta, ma i bocconi sono microscopici. Porta pazienza, in fondo, parliamoci chiaro: vuoi dormire la notte?

Ah, ovvio che al latte prima di fare la ninna non ci rinuncio. Non pensarci neanche. Non credere che, vista l’abbondante cena, io non abbia bisogno della mia razione di lattosio. Tira fuori il biberon e spegni la luce, al resto penso io.

 

Ti è più chiaro adesso quello di cui ho bisogno?

Visto che ultimamente ci capiamo poco, te lo lascio scritto qui.

Mamma, ascolta, non sono disposta a scendere a compromessi, o impari o impari, a te la scelta!

 

Firmato

Tua figlia,

Vipera Alizèe

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