Grattini, mon amour!

Mi piacciono.

Li adoro.

Sono la loro fan numero uno e, da quando li ho scoperti, non li mollo più.

Ho bisogno dei miei grattini per addormentarmi. Senza, non è proprio possibile che i miei occhi si chiudano.

Non è stato sempre così, anzi. Mamma dice che quando ero piccola mi addormentavo facilmente. Certo, che grande scoperta!

Primo: dormire nella culla non è la stessa cosa che farlo nel lettino. Quella sensazione di morbido che ti avvolge delicatamente, te la da solo la fantastica navicella. Io sono nata a fine dicembre, quindi, immaginatemi avvolta in caldissimi piumoni in modo da avere il contatto con quella soffice superficie ovunque mi girassi. Non che mi muovessi molto, ma… Che te ne fai di mani che ti accarezzano quando hai tutto questo?!

Secondo: stavo quasi sempre in braccio, venivo coccolata di più, ma, soprattutto, dormivo molto meglio. Parliamoci chiaro, quando si è piccoli, tra allattamento, colichette e semplici smancerie, le nostre genitrici tendono a tenerci sempre fra le loro braccia. Ė un bisogno innato che sentono dopo il parto. Cosa tra l’altro che non capisco. Quando racconta di come sono uscita dalla sua pancia mi vengono i brividi, un giorno, magari, ve ne parlo, se ne avrò il coraggio. Vi dico solo che avrebbe dovuto detestarmi per quello che le ho fatto, e invece, stavo sempre attaccata a lei. Non che ora io non abbia la mia dose di attenzioni, per carità, non mi lamento. Ma sono diverse, molto, molto, molto diverse. Più da grande. Come se, all’improvviso, io dovessi capire cosa mi viene detto.

Certo che capisco! Ma, sempre meglio mantenere un profilo basso e farle credere il contrario.

Per di più, ora strilla. Prima non ci pensava proprio. Poteva anche non dormire tutta la notte, manteneva una calma zen che mi rasserenava all’istante. Ora, che ho quasi otto mesi, quando alle due di notte mi sveglio, perché magari ho visto un leggerissimo riflesso sulla parete mentre ero in dormiveglia, lei si innervosisce. Inizia a sbuffare e alla fine isterica:

Alizèe hai rotto, basta, non ce la faccio più!

Tu?! Pensa io, che alle due e mezza di notte sono ancora sveglia e, ormai, sonno finito, devo mettermi a fare le mie esercitazioni canore. Che dovrei dire allora io? La prossima volta sigilla tutto così non appariranno strane forme sul soffitto.

Lele: «Io così ho paura.»

Ali: «Di cosa?»

Lele: «Ho paura quando c’è troppo buio.»

Ali: «Cosa mai ti potrebbe succedere?»

Lele: «Non lo so. Qualcosa. Non ci ho mai pensato. Scusa, allora a te? Anche tu ti svegli, di che hai paura?»

Ali: «Ma io non ho paura, ero solo curiosa. Sembrava un cagnolino. Forse, ora che ci penso, era Ulisse che si muoveva. Si, probabile.»

Lele: «E tu ti svegli solo perché Uli si muove?»

Ali: «Anche per molto meno se è per questo.»

Torniamo a noi.

Terzo: brava mamma. Devo farti i miei complimenti, perché ci hai provato e c’eri quasi riuscita. Quando mi hai spostato dalla culla al lettino ero talmente confusa che mi sono attenuta alle tue regole. Mi mettevi giù, una carezza sulla guancia. Buonanotte, dicevi, con quella vocetta melliflua. E io ci cascavo con tutte le scarpe. Mi mettevo su un fianco, chiudevo gli occhi e, tempo qualche minuto, ninna.

 

 

Poi, una sera, mi hai spedito in stanza papà.

Forse non sapeva come doveva fare o, forse, aveva voglia di riempirmi di coccole. Fatto sta che, dopo aver giocato ed esserci sbaciucchiati come solo noi facciamo, mi ha messa giù e ha iniziato a grattarmi la schiena.

Ma che diavolo….wow!!! E questo? Su e giù, poi, faceva dei piccoli cerchi.

Che sensazione meravigliosa!

Da quel momento ho deciso che non mi sarei più addormentata senza la mia dose di grattini. Non esiste!

La sera seguente sei venuta tu, ti ho guardato seria vedendo se avevi davvero il coraggio di andartene senza la mia razione quotidiana.

Beh, ci hai provato!

T’è andata male.

Ho spinto sul diaframma e urlato con tutto il fiato che avevo in gola, tanto che sei tornata di corsa a vedere se mi ero fatta male. Così, finchè, esasperata, hai chiamato paparino. Ed eccoli di nuovo, quei fantastici massaggi sulla schiena. Ti ha spiegato come dovevi fare per farmi dormire  e ti sei messa a ridere.

Mmm, oggi non ridi più, eh?!

Amo i grattini e me li godo tutti. Iniziano dalla schiena, mi giro e passano alla pancia, mi rivolto e tocca alla mia coscetta. Quando sono in forma ripeto l’operazione anche per mezz’ora, ma, spesso, mi rilasso talmente tanto che non riesco a tenere gli occhi aperti. Con lei, ovviamente, cerco di resistere il più possibile, non perché sia particolarmente brava, ma solo perché non molla. Continua comunque a provarci, sempre. Ogni volta mi fa urlare come un’ossessa per farla tornare a massaggiarmi. E allora sai che c’è?! Ti meriti un trattamento di “favore”.

Ma chi l’ha detto che i bambini devono dormire tutti allo stesso modo? Siamo tutti diversi, e, quindi, ci rilassiamo in maniera diversa.

Lele: «Però sei cattiva con mamma, poverina!»

Ali: «Poverina?! Sai che ti ha cancellato le puntate di Masha e Orso perché dice che ormai non le guardi più?»

Lele: «Cosa?! Non è vero.»

Ali: «Giuro. Controlla.»

…………

Lele: «Hai ragione! Ali, stanotte, non mollare, distruggila.»

Lo farò, lo farò. Si che lo farò!

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *