Quando si diventa grandi

 

Assenza giustificata: febbre!

Ce l’ho ancora, ma, dopo una bella tachipirina, mi sento carica come una molla.

Partiamo dall’inizio e cerchiamo di spiegare cosa è successo.

Ho compiuto otto mesi, ormai sono una bambina bella che formata. Ammettiamolo, sono diventata grande. Da cosa l’ho capito? Beh, è successa una cosa straordinaria. Vi ricordate dei miei esercizi mattutini? L’altro giorno ero sul tappeto e ho pensato: perché non tenersi un po’ in forma. E…magia! Mi sono messa seduta e stavo su da sola. Tutta un’altra prospettiva di qui, non c’è che dire. Da sdraiati poco si capisce degli oggetti che ci circondano, non capiamo le distanze, le forme, impieghiamo troppo tempo per afferrarli. Ma, da seduti, è tutta un’altra storia. Ancora un altro po’ e poi sarò occhi negli occhi con mamma, a quel punto, credo che sarà un duello come nei film western, in cui io, ovviamente, vincerò.

Ormai ero diventata la campionessa del passaggio dalle quattro zampe al seduto. Io e Ulisse facevamo a gara a chi sapeva farlo meglio, io impiegavo solo un po’ più di tempo, ma, contro un cane, capite bene che non c’è partita.

Poi, non so come né perché, ho mosso un braccio, poi una gamba e ho notato che ero ancora in equilibrio. Che emozione, i miei primi passi. Ho iniziato a gattonare e da lì, la mia intesa con Ulisse è terminata. Il mio scopo giornaliero è afferrargli la coda ed è inutile il suo fuggire al mio arrivo, prima o poi lo raggiungerò e mi infilerò in bocca quella sua sporgenza pelosa.

Lele: «Bleah, che schifo!»

Ali: «Se non la provo come faccio a saperlo?»

Lele: «Non puoi semplicemente credermi?»

Ali: «Certo che no!»

Lele: «E perché?»

E come glielo spiego?

Perché sono femmina e finchè non ci sbatto la testa da sola non mi fermo. Perché noi siamo state progettate per scoprire, impicciarci, sperimentare, ma soprattutto per non ascoltare mai quello che un uomo ci consiglia. Questa cosa me l’ha insegnata mamma. Ogni volta che papà le dice di non fare una cosa, lei sbuffa, spiega il suo punto di vista e poi va per la sua strada. A volte fa bene e fa quel sorrisetto che devo assolutamente imparare a fare. Quello che basta guardarlo e appare la scritta in sovrimpressione: CHE TI AVEVO DETTO? Altre volte, però, fallisce miseramente e lui deve correre ai ripari. Quella faccia da cane bastonato non voglio impararla, a me non succederà  Prenderò delle scelte oculate nella vita, calcolerò il rischio e agirò con razionalità. Come faccio quando gattono. Mai troppo veloce, mai troppi passi. Rischio calcolato, se cado mi faccio male e io, non cado!

Ma tutto questo, come lo spiego a un maschio?!

Ali: «Perché no!»

Lele: «Sei proprio testarda! Non dovevi scrivere anche di quell’altra cosa che hai fatto?»

Ali: «Cosa?»

Lele: «E dai… quella parolina che hai detto. Qual’era? MMMM…MAMMA!!! Ahahahahahaha!!!!»

Non fa ridere.

Non fa ridere affatto.

Quella se ne va in giro a dire che avrei detto la mia prima parola. Chiariamo subito il fraintendimento. Innanzi tutto io parlo già da almeno un mese, forse anche di più e  dico papà.

Lele: «No, dici Dadà»

Ali: «Smettila di impicciarti. Io dico Papà

Si, forse non mi esce proprio correttamente, ma l’intenzione è quella.

La storia di mamma è molto semplice. Qualche giorno fa ha preparato una pastina particolarmente buona. Il mio primo sugo al pomodoro, roba da grandi. Beh, quando ha iniziato ad imboccarmi, mentre io continuavo a tirare il piatto per infilarci le mani dentro, ho sentito quel sapore delizioso e mi è scappato un MMMM…poi ho aperto la bocca per prenderne altro e  ho detto AAA. Ripetendolo, inavvertitamente, è uscito fuori il suono Ma-M-Ma. Mi ha guardato commosa.

Hai detto mamma!!!

No, no, no!!!!

E adesso come faccio a spiegarglielo?! Le ho sputato in faccia tutta la pastina, le tempestine per la precisione. Sapete perché si chiamano così? Provate a sputarle addosso a qualcuno e capirete.

Come fa a pensare che quella possa essere la mia prima parola? Anche i muri sanno che, in assoluto, noi bambini pronunciamo prima la parola papà per via della lallazione. Ė un processo, del tutto involontario, che permette a noi bambini di pronunciare sillabe come DaDa per passare poi al PaPa, di pappa o di papà, appunto. Lo sa, lo so che lo sa, perché l’ha detto una volta a casa dei nonni.

Gabriele ha detto papà per primo, ma è normale tutti i bambini lo fanno. Ė la lallazione.

Ciccina cara, sembra che dormo, ma io ti ascolto quando parli. Perché ora queste regole dovrebbero valere solo per gli altri e non per me?

Ali, dai che si mangia.

Si mangia, evviva, avevo una fame.

Ma-mma,

Ma-mma

….

oh cavolo!

 

 

 

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