Storia della fine di un balsamo

Esistono tre tipi di donna:

  1. la single;
  2. la moglie/fidanzata, comunque convivente;
  3. la mamma.

Non importa a quale classe tu appartenga, perchè la cosa che fa sclerare tutte noi allo stesso modo è la fine del balsamo sotto la doccia.

 La donna single

Strane leggende raccontano di un tempo indeterminato a disposizione di questa categoria.

Leggende, appunto.

La donna, in quanto tale, è sempre a corto di minuti, corre sempre veloce e, per un motivo o per un altro, esaurisce la sua giornata sempre troppo in fretta.

La donna che vive ancora con i genitori ha bisogno di lavorare, di accrescere la sua posizione, di instaurare relazioni sociali articolate che la portino poi a passare al livello successivo, ovvero quello di donna fidanzata. La sua vita procede per step e lei è ancora al gradino iniziale, perciò concentra tutte le sue fatiche nella riuscita di quel progetto chiamato vita. Arrivata alla sera, esausta, guarda la doccia con aria sconsolata imponendosi di compiere quell’ultima azione prima di andare a dormire, o rimandare tutto al mattino, ben sapendo che la situazione non migliorerà, anzi.

La donna che vive da sola ha scelto una strada difficile. Deve essere autosufficiente fuori e dentro casa. Non ha bisogno dell’aiuto di nessuno ed è alquanto inutile che spieghi quanto la sua situazione possa essere oltremodo faticosa. Che sia alla ricerca di un’evoluzione oppure no, poco importa, alla fine si ritroverà comunque nel bagno a decidere quale sia il momento migliore per affrontare il grande mostro della doccia.



La donna convivente, moglie o fidanzata che sia

Condividere i propri spazi con qualcuno, per quanto l’amore ci accechi, è la cosa più difficile che esista. La vita quotidiana diventa un compromesso continuo, un insieme di fatti che ci facciamo andare bene per quieto vivere e ogni nostro sforzo si raddoppia.

La lavatrice diventa più grande, i panni da stendere si moltiplicano, il cibo in tavola non può più essere l’accozzaglia di schifezze che tanto ci piace, il telecomando va condiviso, sul divano c’è meno spazio. Sì, vero, l’uomo in casa è un’altra cosa. Sempre pronto a riparare, con i suoi tempi, a scaldarci i piedi congelati, sotto minaccia e ad ascoltare i nostri mille brontolii, o almeno a fare finta.

La stanchezza, però, arriva inevitabile e quando l’unica cosa che vorremmo fare è buttarci a capofitto sul letto e chiudere gli occhi, ci viene in mente che prima dobbiamo passare per il bagno ed è lì che lei ci aspetta al varco: la doccia ci guarda impietosa e ci chiama imperativa, non lasciandoci alcuna fuga.

La mamma

C’è davvero bisogno che lo spieghi?

Prendete la single e la convivente e moltiplicate al quadrato tutti i loro sforzi. La mamma è un cyborg, fonte inesauribile di energia, di parole e di urla. Alla mamma non va mai via la voce: spiega, ordina, rimprovera senza sosta e mai un abbassamento o una raucedine. La mamma è attiva h24, giorno e notte il suo orecchio è in allerta, attenta a controllare che tutto sia in ordine e che ogni bimbo sia esattamente dove lei vuole che stia.

La doccia diventa un lontano miraggio, quasi una benedizione. La maggior parte delle volte la mamma ha cinque minuti di tempo per insaponarsi e risciacquarsi, il tutto sempre sul chi va là, vigile e pronta a intervenire in caso di bisogno.

Ma perchè la doccia ci provoca tanto fastidio?

Doccia significa lavaggio dei capelli e lavaggio dei capelli implica asciugatura.

Ma andiamo con ordine.

Siamo pronte, decise, abbiamo raccolto le nostre ultime forze e ci siamo infilate nel box. L’acqua calda scende sul nostro corpo restituendoci un’ondata di piacere inaspettato e tutto d’un tratto dimentichiamo le nostre stanchezze e ci lasciamo rigenerare. Lo shampoo accarezza le nostre chiome creando un’allegra schiuma bianca che ci mette allegria. L’odore di cocco, di argan o di mou, a seconda di quello che ci piace di più, invade il box rendendoci una caramella deliziosa e lasciandoci la speranza che quel profumo si appiccichi davvero ai nostri capelli e lì rimanga anche dopo la phonatura.   

Illuse!

Il bagnoschima è come un velluto che scivola sul nostro corpo e l’acqua che lo allontana instaura in noi un senso di benessere che ci rimette al mondo.

Poi tutto si eclissa.

Afferriamo il balsamo e stringiamo il barattolino, ma non ne esce nulla se non un timido schizzetto, inutile per il nostro scopo. Proviamo a sbatterlo contro il palmo della nostra mano e premere nella vana speranza che qualcosa ne esca…ma niente! Il balsamo è finito.

A seconda del tipo di donna si prospettano tre scenari diversi:

  • la single imprecherà contro se stessa per non aver sostituito il flacone la volta precendente;
  • la convivente urlerà parolacce al suo compagno, consapevole che il suo balsamo è stato inutilmente sprecato sui capelli del suo lui;
  • la mamma avrà un attacco di panico, perchè in quel breve lasso di tempo l’imprevisto non è preventivato.

Tutte noi ci troviamo di fronte a un bivio:

uscire nude e bagnate per prendere il nuovo flacone, rischiando la polmonite oppure non usare il balsamo, per questa volta.

Chiariamo un punto. Lo shampoo due in uno è una favola inventata da un uomo, non c’è altra spiegazione. Il balsamo serve per districare un’intricata rete di nodi formata con il passaggio dello shampoo. Shampoo e balsamo sono due cose distinte, in due barattoli diversi e non possono, ripeto, non possono in alcun modo convivere pacificamente nello stesso contenitore. 

La maggior parte di noi opterà per il lasciar correre. Ma sì, per una volta che sarà mai. Beh, lo scopriremo dopo esserci asciugate e rivestite. Provate a far scorrere la spazzola fra i vostri capelli, se ci riuscite. Lisci, ricci, mossi, è tutto in inutile. I nodi saranno più forti di noi e lo sclero quotidiano, iniziato sotto la doccia, proseguirà durante la nostra estenuate seduta di phonatura.



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