Ce vo’ la tigna: come non arrendersi mai.

Un cerchietto rosso sul calendario ci ricorda che abbiamo un appuntamento, uno di quelli che aspettavamo da qualche mese. Un sushi e poi via, al cinema è uscito Fortunata, il nuovo film della coppia Mazzantini/ Castellitto.

Assistiamo inebetite alla proiezione e ci riscuotiamo soltanto alla fine, quando le nostre quattro teste iniziano a sciorinare considerazioni serie e non. Perché questo è Fortunata: vero, profondo, ma anche ironico, tragicomico, con qualche battuta che, almeno per noi, rimarrà memorabile. Le aspettative che avevamo sono state superate. Fortunata ha toccato le corde di ognuna di noi, seppur in modi diversi, arrivando dritta al cuore. Sì, perché quattro menti ragionano in modi diversi, vivono e si emozionano in modi diversi, ma a tutte è giunto lo stesso messaggio: il desiderio disperato di riscatto, di rivalsa nei confronti della vita e l’obbligo di non arrendersi mai, nonostante tutto.

Sembra quasi scontato ormai il modo in cui marito e moglie si fondano perfettamente nel loro lavoro in un unico obiettivo comune. Siamo rapite da quell’intesa perfetta che li abbina e ci fa perdere in storie che, in fondo, nel nostro piccolo, ci riguardano.

Siamo cresciute a pane e Mazzantini, sapere che in un film c’è il suo zampino è già sinonimo di garanzia, ma, se a questo si aggiunge un cast d’eccezione, ecco che quasi prende vita una piccola opera d’arte.

Jasmine Trinca, brava e anche ostentatamente bella, che avevamo già apprezzato in “Nessuno si salva da solo”, recita il ruolo della romana di borgata, separata, con figlia a carico, maltrattata dalla vita, ma, allo stesso tempo, forte, combattiva, ambiziosa. Due ali tatuate sulla schiena nella speranza di volare sopra i problemi e gli ostacoli, dritta verso il suo sogno di riscatto. Stefano Accorsi, alias Patrizio, medico della ASL che cerca di aiutare Barbara, la figlia di Fortunata, e che invece si ritrova presto a soccorrere la mamma piuttosto che la figlia, innamorandosene, anche se…no, di spoiler non ne facciamo. Poi irrompono sullo schermo due occhi azzurri, che le appassionate di TV avranno riconosciuto immediatamente, anche se travestito da Gesù Cristo: er Chicano, ovvero Alessandro Borghi, il Luigi Tenco di Dalida per intenderci. Ė un ragazzo al limite, affetto da bipolarismo, badante della madre malata di Alzheimer, che getta massime a caso, a volte fin troppo vere, in stile romano di borgata-illuminato. Quello tra lui e Fortunata è l’amore che non esplode mai in passione, che non potrebbe, perché è quello gentile, sincero, vero e imprescindibile, l’amore che  solo un amico può dare. La contrapposizione è d’obbligo e non tarda ad arrivare. Edoardo Pesce è Franco, uomo gretto e rude che, da bravo marito vecchio stile, tratta le donne come oggetti. E a lui, sua moglie non può che sottostare, impotente, per amore della figlia. Il personaggio è dipinto con precisione e interpretato magistralmente, come ormai ci ha abituati l’attore/cantante romano.

Lo scorrere fluido degli eventi prende vita nella Roma del quartiere di Tor Pignattara, stereotipandolo forse in maniera un po’ antiquata, ma pur sempre efficace nel raggiungere il suo scopo: arrivare a cuore e mente stimolando domande e considerazioni a raffica. Sulla vita, sull’amore, sulla società. Ci vuole un po’ per riordinare le idee, ma per noi il senso è tutto lì, in quella canzone di Vasco datata 1993, ma che sembra essere stata scritta ad hoc per l’occasione.

Vivere accompagna i movimenti di Fortunata e Barbara lasciandoci sulla poltrona a riflettere: fino a che punto siamo padroni del nostro destino? Quanto siamo condizionate dal nostro passato? Perché alcuni eventi, a volte, influenzano le nostre scelte, ci rendono incapaci di cambiare rotta, e, nonostante gli sforzi, la sconfitta resta sempre un’alternativa possibile.  L’unica soluzione è non arrendersi, ci vuole quella che, a Roma, chiamano “tigna”, quella forza interiore che abbatte tutti i muri, quella di Fortunata, quella delle madri, quella delle donne. Quella forza che Vasco ci suggerisce in una frase tanto vera, quanto carica di speranza.

fortunata

Buona visione quindi, e mi raccomando…preparate il cuore.

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